giovedì 9 agosto 2012

L'ermafrodito (e il selvaggio) dell'olimpica Repubblica

Il titolo di questo post è un'ipallage e anche no. Perché vi è una goethiana serenità olimpica in lanci della Colonna di Destra di Repubblica come Il ritorno senza ombre di Caster "l'ermafrodito" [1].
Caster è Caster Semenya, campionessa mondiale degli 800 metri nel 2009 e vicecampionessa nel 2011, portabandiera del Sudafrica alle Olimpiadi di Londra, come peraltro non segnalato dal quotidiano nella breve fotonotizia (il cui titolo in pagina singola si ferma però prima delle virgolette).
Cito brevemente:
"fu obbligata a sottoporsi a un controllo di genere e venne accusata di ermafroditismo. Caster fu sospesa da ogni competizione per quasi un anno, fino al 2010 quando la federazione internazionale di atletica sciolse ogni dubbio."
Questo resoconto è impreciso, inoltre non vengono ricordate le numerosissime critiche alla IAFF per come ha gestito il caso e nemmeno il "valore simbolico" di esso, con Semenya che finisce tra le "50 people that matter 2010" del New Statesman, poiché "ha involontariamente aperto un dibattito internazionale e spesso poco controllato sulla politica di genere [gender politics], il femminismo e la razza [race], diventando una fonte d'ispirazione per gli attivisti di genere di tutto il mondo" (sulla questione si legga almeno l'accurata voce Wikipedia inglese e London 2012 Olympics: is measuring athletes' 'femaleness' ever acceptable? sul Guardian).
Discutiamo ora il lancio in home page, il ritorno senza ombre e "l'ermafrodito". Le virgolette, si sa, sono le migliori amiche del giornalista e del titolista, la deviazione che evita scomode prese di responsabilità e il baluardo che frena quasi ogni querela. Quasi, perché, rimanendo in ambito sportivo (e giudiziario), si provi a titolare Gianluca Vialli "il cocainomane" o Alessandro Del Piero "il dopato"... Repubblica avrebbe potuto usare le virgolette in modo meno spericolato con Caster "la mascolina", rendendo ugualmente l'idea, se proprio si vuole comunicare quell'idea...
Inoltre il ritorno senza ombre logicamente presuppone un passato con ombre e logicamente cozza con "l'ermafrodito". Se Semeneya  è un ermafrodito, il suo non può essere un "ritorno senza ombre" secondo il testo sopra riportato ("sciolse ogni dubbio"); se Semeneya  non è un ermafrodito, il passato con zone oscure non si spiega, a meno di non voler specificare (come non viene fatto) che le ombre sono state gettate da altri. Il lancio parrebbe invece considerare "l'ermafrodito" una condizione simile a "il dopato", con l'atleta che negli anni precedenti, forse, si ermafroditava, mentre adesso è pulita...
Certo è solo un lancio\titolo estivo messo su in fretta. Ma è online da più di dodici ore sulla home del quotidiano italiano più seguito sul web. Senza puntare il ditino e senza presumere di cogliere in questo piccolo esempio l'essenza del giornalismo nostrano, per me l'episodio costituisce l'ennesima conferma di un problema nel come si riportano le notizie sulle questioni di genere (e di "razza").

AGGIORNAMENTO 10/08/2012
Enrico Sisti su Repubblica commenta la medaglia di bronzo nei 200 metri di Warren Weir, atleta giamaicano del 1989:
Warren è un pischello di 22, forse anche più pischello per l'età che ha. Corre perché è veloce ma è chiaro che è ancora un selvaggio. A giudicare da quelle braccia allargate negli ultimi quaranta metri e quel viso stravolto, tutto storto, come se lo stessero rincorrendo i cani, ancora non è stato possibile mettergli a posto la tecnica, ancora nessuno, bravo, ha saputo cancellare la sua bella ruvidezza. 
Ora una citazione da Giovanni Zagni su Il Post:
Il commentatore tecnico [di Rai2] ha spiegato la cosa con il fatto che la presenza della popolazione nera nei Caraibi risale alle deportazioni di popolazioni africane da parte dei colonizzatori europei nelle piantagioni. Durante il trasporto attraverso l’Atlantico la mortalità tra le popolazioni deportate era altissima, e altrettanto alta lo era nelle piantagioni, motivo per cui si sarebbe selezionata una “razza superiore” – sono state le parole del commentatore – dal fisico particolarmente resistente.
Queste parole sono correttamente giudicate da Zagni un "argomento assurdo" per la questione "i neri sono più veloci dei bianchi", ma servono a ricordare la provenienza dei neri giamaicani.
Sisti definisce quindi un giovane atleta di colore, discendente da africani deportati nelle piantagioni e inseguiti da sorveglianti con cani quando cercavano di scappare, non "un corridore inesperto che deve ancora lavorare molto sulla tecnica" ma "un selvaggio ... che corre come se lo stessero rincorrendo i cani".
A me questo continua a parere grave, l'ennesima conferma del problema sopra dichiarato. A Repubblica continua a parere normale, anzi in questo caso proprio un complimento.

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