Per promuovere il nuovo romanzo di Melania G. Mazzucco, Limbo, su La Stampa viene utilizzato un giudizio di "Alberto Asor Rosa" e uno di "Noemi Cuffia, blogger", meglio nota su Twitter come @tazzinadi. Consigliando la lettura integrale del post di Novaro (documentato e irruento) ne riporto una citazione:
Quella specifica, “blogger”, apparentemente modesta apposizione, è in realtà un’affermazione potente della casa editrice. Alberto Asor Rosa è spogliato dal suo mestiere non perché non serva ricordarlo, ma perché il suo mestiere non gli è più di nessun aiuto. Quel “blogger” sottintende un trionfante “qui, malgrado lo sia, proprio perché lo è”, e forse anche un “alla faccia tua”.16 Giugno 2012 - Viene pubblicato Rosa Candida di Audur Ava Olafsdottir. "Il Bot" (l'Entità Superiore responsabile della comunicazione e marketing su web di Einaudi) apre una "board" per il libro su Pinterest, dove purtroppo non compare, né tra i pin postati dall'editore né tra quelli dei lettori, il Referto B, ovvero il giudizio in quarta di copertina che vedete qui sotto (affiancato da una breve citazione da Elle, non riprodotta; non sfuggirà, naturalmente, l'analogia con la pubblicità per Limbo).
Sino a pochi anni fa l’assenza di specifica professionale accanto al nome di Asor Rosa, sarebbe stato a significare e a misurarne l’autorità. Qui invece quel vuoto, speculare allo squillante “blogger” che accompagna Cuffia, significa solo che quell’autorità è finita, che dell’autorità non si vuole più aver bisogno.
Che l’Einaudi non ha più bisogno di quell’autorità, perché il mercato fornisce da solo, gratuitamente, il sostegno ai prodotti che gli vengono proposti, senza più mediazione. [grassetto mio]
Tra qualche mese comparirà sul Corriere un articolo (disgraziatamente non di Federico Novaro) sulla morte della critica, per colpa del Bot che promuove i libri Einaudi, con grande efficacia e utilizzando anche lo user generated content, su quel "nuovo social network per amanti dello shopping".
14 Luglio 2012 - Al momento il Corriere offre una versione meno acuta del post di Novaro. Ecco Filippo La Porta, Quando il lettore (e non il critico) certifica la qualità del libro:
Straordinario! Credo che la cosa, inimmaginabile fino a pochi anni fa, segni un evento epocale. Sulla quarta di un libro di un grande editore, allo scopo di invogliare il lettore, viene riportata l'opinione di una lettrice comune, con cui tutti possono identificarsi (e deve restare rigorosamente anonima, non può neanche godere del famoso quarto d'ora di celebrità).17 Luglio 2012 - In circa dieci secondi trovo su amazon.fr il "giudizio anonimo" dell'utente Martin, postato il 18 Ottobre 2010 e molto ben accolto dagli altri utenti del sito (il suo commento è infatti posto in evidenza). Propongo quindi il Referto C, in foto e in testo, e accludo anche il testo del Referto B per confronto:
È la fine della critica, o almeno di qualsiasi pretesa di autorevolezza e prestigio della critica tradizionale. Quello che certifica socialmente la qualità di un romanzo non è il parere di un critico letterario, di un «esperto» - figura ormai obsoleta, verso la quale anzi si tende a nutrire una certa diffidenza [...]
La democrazia ha vinto, inverandosi nel Web e nella società di massa. Siamo tutti esattamente sullo stesso piano, tutti lettori anonimi di Amazon. Certo, un conto sono gli «strilli» sulla quarta di copertina e un conto il discorso critico vero e proprio, per il quale continuo a pensare che l'unica «autorità» non eliminabile sia quella dell'argomentazione, del saper argomentare bene i propri giudizi di valore.
Il y a une phrase du roman qui le décrit très bien : « Je ne regarde, de préférence, que les films qui sont plus grands que la vie » : c'est un livre plus beau que la vie. On commence à lire et on se retrouve en état de grâce. Le contraire absolu des livres que l'on souhaite vite finir, soit par ce que l'on s'ennuie, soit parce qu'il y a un suspense. Là, nulle tension, chaque phrase se savoure ; les personnages ne sont pas moraux, ils sont surtout tendres, dépourvus de malveillance. On pourrait dire que c'est un conte. Un délice, en tout cas. [grassetti miei]
«Una frase del romanzo lo descrive molto bene: "Guardo solo film più grandi della vita". Questo è un libro più grande della vita. Inizi a leggere e ti ritrovi in un uno stato di grazia. L'opposto dei libri che vuoi finire in fretta, perché noiosi o pieni di suspense: qui assapori ogni frase. Una delizia».In grassetto sul testo francese le principali differenze tra l'originale e la traduzione (tagli, "licenze", abbellimenti).
Considerazioni finali
1) L'utente non è anonimo, ha usato su Amazon il nome di Martin e al momento la sua carriera di recensore conta solo due giorni di attività (17 e 18 Ottobre 2010). Il parere su Rosa Candida è stato ben valutato da altri lettori ("29 su 30 navigatori lo hanno trovato utile") e quindi promosso ad alta visibilità nella scheda dedicata al bestseller.
2) L'utente ha sesso non specificato. Dal nome parrebbe un uomo, Einaudi preferisce però avere "una lettrice". A lato: un'amica, molto esigente, ritiene applicabile a Rosa Candida (da me non letto) un recente post di Helena Janeczek, Sull'editoria di genere (in entrambi i sensi).
3) La community di recensori Amazon è il più grande e pregiato produttore di user generated content di Internet ed è sempre più evoluta (vedi almeno il "sistema dei badge"). In numerosi casi Amazon è l'unico luogo (del web) dove si possano trovare giudizi un poco informati su prodotti culturali "di nicchia" (e lo scrivo senza alcuna gioia, dato che non sono "beni comuni", contenuti sotto Creative Commons; per un esempio vedi questo pezzo sulla produzione discografica di John Zorn nel 2010).
I commenti che finiscono nelle prime posizioni di Amazon per prodotti di successo come Rosa Candida non sono per nulla "i microfoni aperti di Radio Radicale" ricordati da Michele Serra (vedi Valigia Blu) e non sono neppure anonimi ("pseudonimi" al massimo). Inoltre, chiaramente, si ripropone all'interno di Amazon (soprattutto di Amazon in lingua inglese, da più di quindici anni in attività) una "gerarchia" tra lettori comuni e lettori d'élite ("critici"). Basta vedere la scheda per opere di grande richiamo come The Stand o Portnoy's Complaint.
(Tra parentesi di sconforto: nel 2012, appunto dopo tre lustri e passa di Amazon, UGC e "reputazione web", stare qui a spiegare che "le cose sono più complicate rispetto a quanto credono Serra e La Porta" è un poco avvilente...)
4) Einaudi con l'editing ci dà sempre dentro alla grande:).



Grande post! Finalmente qualcuno dice le cose come stanno! E grazie anche a Federico Novaro.
RispondiEliminaBenvenuto il tuo commento. Credere ai commenti, «recensioni» pubblicati su Amazon è un po' come credere che sia esistito davvero l'omino che proponeva due fustini in cambio del dash come che sia davvero esistita la casalinga che diceva «no, no, no». Uno dei casi nei quali l'apparente democrazia (o più probabilmente, demagogia) di internet viene utilizzata senza problemi per uno scopo puramente commerciale.
RispondiEliminail grande equivoco è stato accettare che si parlasse di democrazia, democratizzazione e robe così, in modo acritico se riferito a internet. Fa anche un po' ridere come rozzezza. Insomma, è uno strumento straordinario e fantastico, e ognuno (beh, a seconda di quanti soldi hai) lo usa come vuole, naturalmente anche i cattivi, che raramente sono interessati a essere democratici. Tutto si paga, è incredibile come siamo restii a ricordarcelo. (grazie j) ^_^
RispondiEliminaDibattito intelligente.
RispondiEliminaSemplificando mi vien da dire che alla fine (o all'inizio?) il Referto A è "solo" una pubblicità, e quindi potrebbero funzionar bene anche i due fustini del Dash...