lunedì 21 maggio 2012

Zoomare il pixelizzato

Mattina presto, poco prima delle sette, c'è solo Rai News di tollerabile. Non vedo un tg da mercoledì sera e devo recuperare su tutto. "Mi sono perso" pure Brindisi e il terremoto. Corradino Mineo fa la rassegna stampa. Avrei preferito qualche servizio specifico, ma va bene uguale, intanto devo pure preparare la colazione. Dalle parole del giornalista tv pare di capire che, tra i quotidiani in edicola, La Stampa abbia l'esclusiva per la "foto del killer" di Brindisi (me lo confermerà, a computer acceso, il sito del giornale torinese: "Il fotogramma proviene dal video a disposizione degli inquirenti" e La Stampa "ha sfocato i tratti del volto dell'uomo - qui ritratto in apparenza con una mano in tasca mentre esegue l'attentato - per non compromettere le indagini in corso mirate a identificarlo").
Mineo chiede al cameraman di zoomare il volto della foto sul quotidiano. Mi ero distratto un poco con le fette biscottate, ora però ci sono di nuovo e comprendo la grandiosità transmediale dell'operazione: io spettatore guardo la tv, che inquadra un giornale, dove è stampata una foto (con volto pixelizzato), presa da un video.
Il viso è quadrettato a pezzettoni proprio perché non deve rimanere più un viso, un volto, una cosa che si riconosce e si vede meglio quando ci si avvicina con lo sguardo.
E il giornalista tv ne domanda l'ingrandimento.
Un video, divenuto immagine, stampato su carta, ripreso da telecamera. Il cerchio si chiude.
Un volto riconoscibile, divenuto indefinito, zoomato per aumentarne la chiarezza. Il cerchio si chiude.
Con la migliore definizione via digitale terrestre di perfetti quadrettoni su carta.
Un progetto decostruttivo-decopiativo che ripete la degenerazione "originaria", la filiera dei media, e alla cancellazione del viso tramite pixelizzazione risponde con il "restauro" impossibile dei tratti tramite zoom, ovvero con l'esaltazione del privo di senso, meriterebbe pure rispetto.
Se fosse un progetto, un gesto intenzionale e critico.
Qui però c'è solo il riflesso condizionato, che dimostra il degrado della professione (se posso permettermi e senza insistere su Mineo) e la poca stima nei confronti del pubblico. Almeno quanto la foto con volto sorridente presa da Facebook di una ragazza di sedici anni morta in un attentato e messa in home page perché "rappresenta tutti noi".

[Non ho registrato la trasmissione, purtroppo. Sono convinto che Mineo abbia detto qualcosa come "vediamolo meglio". Sono certissimo dello zoom sul pixelizzato.]

3 commenti:

  1. non hai registrato? meraviglioso linguaggio del secolo scorso :)
    d

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  2. Un elegante arcaismo per il mio pubblico di severi classicisti:)

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  3. Buona riflessione. Poi mi chiedono perché la mia laurea in Giornalismo un po' mi fa vergonare.

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