Mettiamo da parte ogni lettura marxista, ogni rumorosa lotta di classe, ogni uscita degli operai dalla fabbrica. Chiunque abbia avuto la fortuna di ammirare Stephen Fry e Hugh Laurie nella serie Jeeves and Wooster (adattamento televisivo di inizio anni Novanta dei romanzi di P.G. Wodehouse, che meriterebbe intervento a parte) non può infatti dimenticare il magnanimo sdegno dipinto sul viso di Fry/Jeeves quando un aspirante dittatorello fascista inglese lo invita nel suo movimento assimilandolo alle "working masses": I hesitate to contradict you, Mr Spode, but the working masses and I have barely a nodding acquaintanceship ("Esito a contraddirla, Mr Spode, ma io e le masse lavoratrici ci conosciamo molto alla lontana", e si scusi la mia pessima traduzione). L'antifascismo del Jeeves televisivo [1] gioca in questa scena una parte grande almeno quanto il suo amore per l'eleganza, di vita e costumi (intesi, anche e prima di tutto, come vestiti), notoriamente non abbondante nei minatori e metalmeccanici anglosassoni degli anni Trenta.
Leggiamo invece la dialettica "servo-padrone" in accordo ai valori del liberalismo e del capitalismo inglesi, propri dell'epoca in cui sono ambientati i romanzi della serie (gli anni tra le due guerre, dorati nella squisita idealizzazione di Wodehouse). Jeeves è incredibilmente abile in ogni aspetto della vita, paziente, discreto, astuto, intraprendente, dotato di una perfetta conoscenza degli usi di mondo, "naturalmente aristocratico". Bertram Wooster è un simpatico giovine di buon cuore e (per sua stessa ammissione) un nullafacente dotato di non fulminante comprendonio. Sarebbe quindi logico e necessario che Jeeves, alla prima occasione, adempiesse al dovere liberale di migliorare la propria posizione, di prendere nella società il posto dovuto per diritto e qualità al proprio ingegno. Perché non diventa egli stesso padrone, invece di condurre, nel romanzo su cui ci concentriamo, Right Ho, Jeeves, una sotterranea guerra con Bertram su di una giacca troppo pacchiana per un gentleman (Wooster protesta ricordando come abbia fatto furore in Riviera, e di nuovo l'angloaristocratico sdegno di Jeeves esplode silenzioso: The code at Continental casinos is notoriously lax, sir)?
Nella Fenomenologia e nell'espressione che meglio definisce Jeeves, a gentleman's gentleman, le cose sono invero un po' più complicate, a cominciare dal "riconoscimento" e dall'"autocoscienza" (non è infatti un caso che solo in anni tardissimi e nel penultimo romanzo della serie a Jeeves, sempre chiamato con il solo cognome, venga concesso un nome proprio). Ma come non immaginare un Jeeves, tra il Ripley di Patricia Highsmith e Stephen King\Richard Bachman, che alla prima occasione con uno di quei geniali stratagemmi, così amati dal padrone e dagli altri aristocratici, "scambia di posto" con Wooster? Come fa a preparare calzini, scarpe, asciugamani, sali da bagno, valigie, tè, cocktail per tutta la sua lunga vita, letteraria (ferma appunto in un eterno presente ideale), senza mai utilizzare, una sola volta -in quel primordiale stato della accumulazione originaria del capitale dove tutto è consentito e tutto dimenticato-, il suo genio per entrare nel mondo che "naturalmente è suo" dalla porta principale, invece di guardarlo dalla porta di servizio?
Wodehouse ha un'incredibile padronanza nel trasformare ogni banale scena di "chiacchiericcio" in un dialogo raffinato e brillante dal ritmo perfetto (costituendo in questo modo un incubo per i traduttori), domina ogni artificio della lingua e della narrazione con superba sprezzatura (gli inserti di locuzioni francesi alla moda e gli scambi di telegrammi tra Bertram e amici, parenti sono esempi perfetti della costruzione progressiva di un effetto comico), trasforma ogni tradizionale "attrezzatura per l'intreccio" con reinvenzioni tanto prevedibili quanto felici. La trama dell'intera serie è anzi solitamente l'inversione - di nuovo- della Trama del Romanzo, dai greci a Manzoni e oltre: il giovine vuole sposare la giovine, altri non vogliono che accada, numerose peripezie, lieto fine con matrimonio, che qui diventa: la giovine vuole sposare il giovine, altri vogliono che accada, il giovine Bertram non vuole, numerose peripezie, lieto fine senza matrimonio.
E ancora, anzi prima di tutto il resto, la scelta stilistica fondamentale, quella che fa meritare a Wodehouse un posto di rilievo nell'evoluzione del romanzo inglese (senza specificazioni e limitazioni "di genere comico"), accanto a grandi contemporanei come Ivy Compton-Burnett e agli altri autori che si sono conosciuti dentro Fratelli d'Italia e Certi Romanzi di Arbasino: il narratore in prima persona inaffidabile, non solo non onnisciente ma anche scientemente ingannato (o scientemente bugiardo). Se dal punto di vista "sociale" abbiamo visto come sia problematico questo inganno/inversione, dal punto di vista dell'intreccio e della voce narrante riesce perfettamente. A ogni pagina il lettore si delizia con le peripezie raccontate da Bertram che crede di essere al centro dell'azione mentre è la principale "vittima" delle astuzie, da lui non pienamente comprese di Jeeves, e con i dialoghi dove Wooster pare sempre determinare il percorso della conversazione e delle idee, imporsi sul compiacente interlocutore, e invece Jeeves, tra un "Yes, sir" e un "Precisely, sir", accompagnando la reticenza sulle proprie opinioni con l'abbondanza delle definizioni linguistiche e delle spiegazioni culturali, aggira il padrone e sovverte l'"ordine del discorso", proprio mentre sembra confermarlo, chiudendo con ", sir" ogni risposta. Mai come nel dialogo servo-padrone, riferito dal padrone che si inganna su di sé e sul servo, è sublime il comico (come, ricordavamo, hanno sempre evidenziato gli ammiratori dello scrittore), e sublimata la rivolta dei valori.
Infine questo romanzo, per citare un'altra tecnica dominata da Wodehouse, la descrizione di caratteri e ambienti, contiene la scena della distribuzione dei premi alla Market Snodsbury grammar school, che, soprattutto oggi dopo un mirabile pezzo di Stephen Fry (erede ed esegeta oltre che interprete di Wodehouse), gode di grande prestigio e notorietà. E proprio citando Fry si omaggia, camminando sul confine tra l'eroico(mico) e il patetico, Wodehouse e si ritorna ancora una volta, per via diversa, e con diverso intento, alla dialettica servo-padrone: "It is enough to be benign, to be gentle, to be funny, to be kind. He [Wodehouse] mocked himself sometimes because he knew that a great proportion of his readers came from prisons and hospitals. At the risk of being sententious, isn't it true that we are all of us, for a great part of our lives, sick or imprisoned, all of us in need of this remarkable healing spirit, this balm for hurt minds?"
P.G. Wodehouse, Right ho, Jeeves, 1934 (Wikipedia). Leggi gratuitamente in ebook, ascolta gratuitamente in audiobook.
Ed. italiana: Perfetto, Jeeves! introduzione di Guido Fink, traduzione di Maria Buitoni Duca, BUR, 1985 277 p., fuori catalogo.
[1] Preciso in questo modo non per prendere le distanze da Wodehouse scrittore, protagonista di una sfortunata vicenda di "collaborazionismo", su cui molto è stato scritto. Si vuol solo notare che la serie televisiva, adattando nel 1991 The Code of The Woosters, romanzo pubblicato nel 1938 (quando ancora gli inglesi, al più alto livello politico e nella coscienza comune, credevano in una possibile "pacifica convivenza" con il nazifascismo), gode di una prospettiva storica diversa e accentua, in maniera gradevolissima, la satira antifascista.

Shark, ti odio.
RispondiEliminaLe nostre passioni comuni, ormai, non si contano ma ci volevi tu per farmi sapere che hanno fatto un telefilm su Jeeves. E con Stephen Fry, poi! Mi costringi a correre su ebay e comprarmelo, come wse non avesssi già abbastanza spese.
Tanto, di benzina metto sempre dieci euri, mi durano solo quattro giorni, va' quanto tempo libero in più che ci ho...sarà perché sono senza lavoro?
Jeeves and Wooster è bellissimo. E sicuramente troverai un amico che te lo presta:)
EliminaComunque Right Ho, Jeeves si trova in ebook e audiobook gratuito, come vedi da indicazioni bibliografiche aggiornate. Sempre meglio di niente:)
mersì bocù ma il libro ce l'avevo, naturalmente. Il punto notevole era il telefilm. E poi ho una malata predilezione per Stephen Fry. Comunque, mi scarico subito l'audiolibro, grazie.
RispondiEliminaWodehouse è un genio, e i telefilm sono da gustare perchè sono nel giusto spirito. Io ho appena comprato la serie completa (8dvd) naturalmente in inglese ma per fortuna con i sottotitoli (sempre in inglese).
EliminaSu Amazon.it costa meno di 20€, non male per 8 dvd!
Sergio
sergiocastagnino@alice.it