martedì 10 aprile 2012

Per Massimo Fini, capro espiatorio del Fatto Quotidiano

"Un grande giornale si distingue proprio per come dà spazio a un franco e pure aspro dibattito tra le sue firme, mantenendo una propria linea editoriale e però al tempo stesso favorendo la discussione critica di essa dall'interno ecc. ecc.." 
Nella pratica, purtroppo, si pigliano delle tristi scorciatoie. Ad es. il Fatto Quotidiano lascia libera penna e pubblicazione a Massimo Fini solo per farlo bullare sistematicamente dai suoi stessi colleghi di giornale. E anche dal primo che passa e abbia voglia di scrivere due cose gratis sui loro blog.
Certo, direte voi, quello spirito libero e anticonformista, quello scrittore impietoso e scomodo, magari qualche volta esagera un zinzino... E strappa gli schiaffi dalle mani a Lorella Zanardo, che appunto sul suo blog nel FQ in data 28 Marzo così citava e commentava:
“Le tre donzelle che, sulle montagne di Abruzzo, passarono tutte sculettanti davanti a un pastore di pecore macedone che, non sapendo né leggere né scrivere, ma riconoscendo solo i propri istinti, le inchiappettò.” Così scrive Massimo Fini sull’edizione cartacea di questo giornale, riferendosi a tre ragazze in gita in Abruzzo.
2 delle ragazze sculettanti” furono poi violentate e uccise selvaggiamente.
Mi interrogo sull’utilità dell’Ordine dei Giornalisti
Non ho altro da dire.
Massimo Fini si è subito scusato, anche se, mi permetto di notare, con considerazioni generali sulla Pastorizia, la Macedonia, l'equivocabilità dei riferimenti comunque sgradevoli a pastori macedoni, l'Illuminismo, l'Uomo è Uomo non molto pertinenti (e di stupefacente idiozia, superata però dalla supponenza filosofica e antropologica con cui questi discorsi, che non si definiscono da Bar Sport per il dovuto rispetto verso le italiche mescite, vengono messi su carta):
lo stupro è un fatto già in sé gravissimo (per le conseguenze psicologiche che ha sulla vittima fino a determinarne, in seguito, l’intera sessualità), ma l’omicidio lo rende ancora più infame. Così il riferimento al “pastore macedone”, probabilmente già sgradevole e comunque equivocabile, diventa sgradevolissimo. Nella chiusa del mio articolo volevo solo invitare donne e uomini [...] a una elementare prudenza, perché l’uomo non è quello che, illuministicamente e astrattamente, vorremmo che fosse, ma resta, nel concreto, quello che è sempre stato.
Sul suo blog del FQ Fini è ritornato una settimana dopo, con un pezzo dal titolo leggiadro arguto e originale di Lo spread dei suicidi, che continua con la faute à Voltaire ("i ciechi epigoni dell’Illuminismo"). Massimo Fini, in questo avvicinabile ai vecchietti del Bar Sport, ha infatti una sua cifra stilistica, una sua ossessione linguistica, un suo idolo polemico: l'Illuminismo. E anche se i vecchietti arrabbiati con la Fornero o la Juve o i mezzi pubblici sono più simpatici e profondi, è precisamente minima cortesia illuminista lasciar spazio pure al Nostro.
Spazio usato il 7 Aprile su carta (e il 10 Aprile sul blog) per un pezzullo d'amore: Umberto Bossi, un politico vero. Non vi voglio privare del piacere kitsch della lettura e mi permetto solo una minima citazione:
la sola cosa intelligente che D’Alema ha detto in vita sua è: “La Lega è una costola della sinistra”. Bossi è sempre stato un uomo di sinistra, lui stesso me lo confessò, una notte, davanti alla solita pizza.
La scelta antologizzante non vuole però discutere se D'Alema nella sua vita abbia detto un numero di cose intelligenti esattamente uguale a, superiore o inferiore a uno (per inciso, gli elettori del PD paiono ritenere sostenibile solo l'ultima ipotesi). Mi piace invece sottolineare come anni di militanza leghista nei governi di destra di questo Paese vengano fatti scomparire da una pizza notturna, con mozzarella e confessione filanti. Perché, naturalmente, in quell'occasione, di fronte a un tale ingegno e cuore, Umberto Bossi non potè che confessare la sempiterna verità.
Confesso di provare una grande tristezza nel leggere Massimo Fini (sopra ho mentito, c'è kitsch e kitsch). E provo una tristezza ancor più grande nel vedere come sia ridotto, sculettando senza alcun talento in articoli troppo vuoti di pensieri e\o troppo pieni di porcate, a capro espiatorio (ed Egli aggiungerebbe forse: macedone) del Fatto Quotidiano. Anzi "capro espiatorio" conserva ancora un che di rituale e alto, qui invece siamo proprio ai vasi da notte (ripieni delle prevedibili sostanze) che, in tempi meno illuminati e illuministi (e quindi con gioia di Massimo Fini), venivano scaricati sopra gli ubriachi molesti sotto le finestre.
Al pezzo su Bossi non risponde infatti una firma di peso come Peter Gomez, Antonio Padellaro o Furio Colombo, o Giovanna Cosenza autrice di SpotPolitik o un altro collaboratore noto per  i brillanti commenti politici. Risponde Ivano Marescotti, bravissimo attore, ma non certo famoso come notista di prima scelta. In Bossi è stato solo un politico cafone l'onesto Marescotti si stupisce che nessun commentatore del Fatto (nemmeno Furio Colombo, che pur aveva scritto contro le interpretazioni indulgenti verso Bossi in Perché dovremmo rimpiangerli?), si fosse preso la briga di sputazzare Fini.
La spiegazione è ovviamente una sola: il navigato Furio Colombo lo stomaco per leggere un pezzo come quello di Fini ce l'ha, ma non gli si può certo chiedere, dopo decenni di onorata carriera giornalistica, di criticarlo. Se Colombo non dedica pezzi d'opinione sui pregiudizi antimilanisti degli avventori del Bar Sport sotto casa, perché dovrebbe discutere Massimo Fini? Ha una reputazione da difendere. Colombo, intendo.
Per questa Bossi-Fini va giusto bene un giovane precario che con "penna al vetriolo" si è conquistato il suo blog non retribuito sul FQ. Oppure un attore generoso e fuori dal giro giornalistico che mette giù venti righe e riporta un commento di Alexander Stille (ovviamente non ispirato da Massimo Fini) su Bossi "cialtrone opportunista, cafone, razzista e ignorante".
Se al FQ hanno un minimo di cuore ora mandano una mail alle loro collaboratrici Giovanna Cosenza e Lorella Zanardo richiedendo un articolo sopra le conquiste dell'Illuminismo, tra le quali il diritto delle donne di sculettare senza essere violentate e ammazzate. Anzi dovrebbero pure infilarci che la Lega è un movimento destrorso e xenofobo (ma non verso i pastori macedoni).
Ma a Massimo Fini che, pur sapendo leggere e scrivere, riconosce solo i propri istinti e si butta sull'articolo virulentissimo di confutazione non gli si dice mica che l'abbiam fatto apposta, mi raccomando. Se sa che gli facciamo la carità dell'attenzione (come ho fatto io qui), poi magari ci soffre. E noi illuministi, subito pronti a commuoverci per una lacrimuccia e una sculettata, così non ce ne liberiamo più...

5 commenti:

  1. Grazie per il post... hai detto parole che covavo dentro contro Fini... eppure anni fa quando stavo in confusione decrescista lo seguivo un po' (e colpevolmente ancora lo facevo su fb, così ho beccato il suo delirante articolo su Bossi) anche se non riuscivo a condividerlo appieno.

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  2. mah incomincio ad avvertire fastidio nei confronti di chi lo nomina persino, sia il giornalista che il quotidiano...

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  3. Parlare di decrescita è una necessità: in un mondo in cui le risorse sono finite ed in cui vige la 2° legge della termodinamica (quella dell'entropia per intenderci), non ha seno il sistema produttivista occidentale, se non tagliando le gambe al futuro (nostro e delle generazioni future). Massimo Fini ha una qualità rara: l'onestà intellettuale.

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  4. Massimo Fini da sempre scrive articoli con l'intento di gettare una luce diversa sulle questioni, farle vedere da un angolo diverso. È ovvio che anche Fini deplori il fatto che Bossi è stato con Berlusconi vent'anni, ma il senso dell'articolo era un altro, gli articoli di Fini sono solo pezzi di puzzle che nessuno aveva mai considerato.
    Poi possono non piacere. Come del resto risultano ridicoli (a me) il 95% dei blogger del Fatto. Che non hanno una carriera come quella di Fini, comunque.

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  5. Qualcuno mi pare davvero in confusione...che non è affatto quella benefica ed illuminante della decrescita. Provate ad indignarvi dei padroni dell'economia, della stampa, della televisione e della politica. Andando contro Fini state solo annaspando nell'acqua.

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