Ho mandato una mail a una ditta di pulizie con questo testo: "Vi offro una grande occasione per farvi conoscere. Venite in Via Verdi, 23 e mettetemi a posto casa. Gratis, son tempi duri, comprenderete certamente. Vi assicuro però che parlerò benissimo di voi con tutti". Non mi hanno risposto.
Ho chiamato al cellulare un dentista: "Le offro una grande occasione. Vengo in studio e mi toglie due carie. In amicizia, naturalmente. Parlerò benissimo di Lei con tutti". Non mi ha risposto.
Ho visto in un cantiere un elettricista e gli ho detto: "Le offro una grande occasione. Viene in Via Verdi, 23, rinnova tutto l'impianto, a norma, mi raccomando. Purtroppo non ti posso pagare, ma se fosse possibile in un futuro, per altri lavori, certamente sì. Parlerò benissimo di lei con tutti". Non mi ha risposto.
Ho quindi compreso che solo con alcuni tipi di prestatori d'opera, in primo luogo persone che hanno a che fare con la scrittura, la richiesta di lavori gratuiti è regola. Da parte di sconosciuti, che le frasi sopra (mutatis mutandis) te le dicono proprio. E in forme non così impudiche te le dicevano anche cinquanta anni fa, almeno a giudicare da Fratelli d'Italia di Arbasino (che rispondeva a tono, con i suoi leggendari Vaffa: un'altra conquista del Novecento oggi purtroppo perduta).
Quello che negli anni '60 di Arbasino e Bianciardi nessuno avrebbe potuto immaginare è il passo successivo, che chiameremo "della Crisi" (con una maiuscola tra l'Esistenziale e l'Economico).
"Ti offro una grande occasione. Per farti conoscere e valutare. Ti guardo lavorare mentre m'imbianchi casa / operi un ginocchio / gestisci la contabilità. Tu prima mi paghi, beninteso, che non son qui a perder tempo. E poi, forse, parlerò benissimo di te con tutti. E se sarà possibile, ma non ci contare troppo però, voglio essere onesto, in un futuro, per altri lavori, un contratto certamente".
Non ho seguito troppo da vicino la vicenda del Festival dell'Inedito, ma leggendo Roberto Ciccarelli e la lettera aperta degli scrittori fiorentini ("iniziativa con sede a Firenze che dichiara promuovere i nuovi talenti e lo scouting letterario, previo però pagamento di cospicue quote di iscrizione da parte dei partecipanti") ho immaginato, non da scrittore ma da aggiornato lettore di Arbasino, la proposta qui sopra.
E la mia risposta novecentesca non dovrebbe, a questo punto, essere difficile da indovinare.

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