domenica 15 aprile 2012

La Italian Foreign Legion di Segretissimo (e le collane da edicola Mondadori)

Dal 2002, su impulso del direttore editoriale e apprezzato scrittore di gialli\noir Sandrone Dazieri, si intensifica su Segretissimo la presenza di autori italiani. Dei 22 numeri pubblicati in quell'anno 8 sono di scrittori italiani, firmati con il nome vero dell'autore (Piazzano, Signoroni) o con uno pseudonimo straniero (Stefano Di Marino ne usa addirittura due, per serie diverse: Stephen Gunn e Xavier LeNormand). Nel 2003 Segretissimo diventa mensile, e 7 degli 11 numeri sono scritti da autori italiani, tutti "sotto copertura", ovvero sotto pseudonimo. Gli stranieri trovano posto con SAS di De Villiers (ben 3 uscite) e il nuovo scrittore delle avventure di James Bond, Raymond Benson. Da Gennaio 2008 a SAS sarà dedicata la collana specifica Segretissimo SAS, che propone sia ristampe (alla maniera de "I Classici del Giallo") sia avventure inedite dell'ancora attivo De Villiers (classe 1929. da sempre il principale autore della collana, come dimostrano i 160 titoli nei 40 anni tra il 1968 e il 2008) e ristabilisce la periodicità quindicinale di Segretissimo, divenuto esplicitamente bifronte.
Il dato più rilevante per la sociologia della letteratura è proprio il continuo e sempre rinnovato successo di De Villers. Franco Forte, scrittore (anche in Segretissimo) e da luglio 2011 Direttore Editoriale delle collane da edicola Mondadori, in una recente intervista su Thriller Magazine spiega:
SAS è intramontabile. Fa registrare dati di vendita impressionanti, che nessun altro titolo delle nostre collane da edicola riesce a raggiungere, neppure tra le consorelle Gialli Mondadori e Urania. Ormai Gérard de Villiers rappresenta l'icona della spy story, e il seguito dei suoi lettori pare espandersi sempre di più. Il che non può che farmi felice.
Ora non interessa determinare se il direttore sia felice per intimo convincimento o per obbligo contrattuale, certo questo primato è segno del provincialismo senescente (per anagrafe e\o per gusto) del pubblico di riferimento. Sia chiaro: De Villiers non ha venduto per caso più di 150 milioni di copie e anche in altri paesi mantiene ancora un affezionato pubblico, credo però che solo da noi si trovi uno "zoccolo duro" così fedele e numeroso. E' triste che non solo le proposte di consumo molto più curate e aggiornate ma soprattutto i titoli di chiara dignità letteraria dell'edicola Mondadori (anche di autori italiani, si pensi a Tutto quel nero di Cristina Astori nel Giallo di Ottobre 2011) restino ben indietro.
Si può ipotizzare che l'omaggio a SAS con una collana a parte indichi al tempo stesso l'implicito (economicamente) dorato isolamento di un autore che incarna la spy story più "tradizionale"; a metà anni Sessanta De Villiers innovava (per molti in modo deteriore, e tecnicamente sempre di innovazione è giusto parlare) rispetto ai modelli bondiani, ma da allora la sua formula è rimasta intatta, intoccata dai tempi e anche dalle nuove esperienze della scrittura di genere. Inoltre dal punto di vista delle "belle lettere" confinare SAS in un hortus conclusus significa togliere dal Segretissimo classico ora molto italiano e con qualche ambizione di riconoscimento culturale sulla scena nazionale il peso di quello che da decenni (a torto o a ragione) è il simbolo stesso della sottoletteratura.
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L'autore italiano più presente in Segretissimo da inizio anni Novanta è Stefano Di Marino, in grado di garantire anche tre titoli l'anno, con la saga di Chance Renard Il Professionista, tuttora attivissima e ormai divisa in almeno due sottoserie (Gangland-Milano e avventure più tradizionalmente esotiche), e con quella di Vlad, di minor successo e ora conclusa (o in pausa), sebbene il personaggio originariamente secondario Antonia Lake abbia meritato un romanzo solista e si sia quindi trasferito nell'universo narrativo del Professionista. La definitiva consacrazione, anche commerciale (perché, forse è il caso di ribadirlo, senza nessun orgoglioso cinismo o inopportuno snobismo, stiamo parlando tecnicamente di "letteratura commerciale", "di consumo", venduta nelle edicole in collane a periodicità fissa), avverrà a Maggio 2012 con una nuova sezione indipendente di Segretissimo: Il Professionista Story [1].
Ascoltiamo di nuovo Franco Forte intervistato da Thriller Magazine:
Stephen Gunn ha stabilito tutta una serie di record. Da uno screening che ho fatto sulle vendite degli ultimi cinque anni, mi sono accorto che il titolo di Segretissimo che vendeva di più era il nuovo romanzo del Professionista che usciva. Più di tutti gli autori internazionali! Ho presentato così un progetto in Mondadori, che è stato accettato (vi assicuro che farsi accettare un progetto per una nuova linea editoriale oggi è la cosa più difficile che esista). A partire da maggio faremo una collezione nuova che si chiama Il Professionista Story, che raccoglierà tutti i romanzi a partire dal primo, tutti i racconti più degli inediti che andranno ad incasellarsi tra alcuni romanzi per fare da trait d'union fra le storie rimaste in sospeso. Recupereremo tutta la linea del personaggio, con tre uscite l'anno, ed è una sfida importante perché vuol dire che avremo la linea Segretissimo, Segretissimo SAS e la nuova Professionista Story. [con qualche taglio]
La contraddizione nelle parole del direttore editoriale, tra le vendite ineguagliabili di SAS e quelle altrettanto ineguagliabili di Di Marino, è evidente, e facilmente sanabile riconoscendo (indipendentemente dal primato assoluto) nell'autore italiano l'unico rivale di De Villiers [aggiornamento: in commento qui sotto F. Forte spiega che non vi è contraddizione: "SAS è il più venduto in assoluto, mentre Il Professionista è il più venduto in Segretissimo, collana in cui SAS non esce più, visto che ha una linea tutta sua."]. I risultati del catalogo del Professionista devono esser davvero buoni per far partire, nelle attuali condizioni, una collana monografica (essenzialmente di ristampe, se comprendo bene). Di Marino ha inoltre svolto per la squadra letteraria italiana di spionaggio, il ruolo che l'altra collana da edicola Mondadori, Urania, non è riuscita a fare interpretare, negli anni 90, per la science fiction italiana a Valerio Evangelisti: forza aggregante e modello praticabile, forma utilizzabile per la creazione di nuove opere.
Il giovane Di Marino esordisce su Segretissimo già nel 1992, prima di quello che è considerato, anche per ragioni anagrafiche, il "vecchio guerriero" della Legion, Secondo Signoroni; questi due autori sono gli unici tra gli italiani di Segretissimo degli anni '80 e '90 a comparire regolarmente nella collana negli anni Zero. Nel rinnovamento editoriale all'inizio dello scorso decennio si dà quindi fiducia solo ai due autori di punta e si coinvolgono per nuove uscite scrittori esperti ma non troppo vicini al genere d'azione spionistica, in primo luogo affermati autori di gialli\noir (vedi sotto per Giancarlo Narciso e Gianfranco Nerozzi) [2].
Un caso a parte è quello di Alan D. Altieri, che ha pubblicato, tra Settembre del 1998 e Dicembre 2000, tre avventure dello Sniper Russell Kane; la sua assenza è tanto ingombrante quanto rimpianta e i due brevi racconti nelle antologie Professional Gun e Legion sono per i fan un rimedio peggiore del male [3]. Altieri ha inoltre ricoperto da Marzo 2006 a Luglio 2011 il ruolo di direttore editoriale delle collane da edicola di Mondadori, preferendo quindi il ruolo di "analista" a quello di "operativo" [4], lavorando cioè per Segretissimo come curatore e non come autore (naturalmente in quegli anni lo scrittore ha anche creato la saga di Magdeburgo, considerata da molti il suo testo più importante, e ha continuato l'intensa attività di traduttore, in primo luogo di G.R.R. Martin). Tale opera di organizzazione culturale è stata fondamentale per la definitiva "presa di coscienza letteraria" della Legion, come dimostra l'atto pubblico costituito dall'antologia con questo nome (vd. sotto), curata appunto da Altieri [5].
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Anche le altre storiche collane da edicola Mondadori, Il Giallo e Urania [6], continuano a offrire con una certa continuità autori italiani, anzi hanno ormai da molti anni dedicato premi specifici agli autori italiani (Tedeschi e Urania, ora accompagnati da altri premi minori), garantendo la pubblicazione in collana al vincitore. Tralasciando al momento il fatto notevole che ben quattro autori premiati con il "giallo" Tedeschi compaiono in Segretissimo (Narciso\Morisco, Nerozzi\Reno, Salvatori, Fassio), ricordiamo che nel Giallo e in Urania pubblicano regolarmente anche autori non vincitori dei due concorsi letterari (ad esempio, rispettivamente, Giulio Leoni e Dario Tonani); non vi è in ogni caso nulla di paragonabile, per strategia editoriale e quantità dell'offerta - se non anche per "qualità", da intendersi prudentemente come "qualità rispetto all'offerta media del genere" -  a Segretissimo.
Per il Giallo il motivo è facilmente comprensibile: da quando a inizio anni '90 è esploso il fenomeno del noir italiano, con Carlo Lucarelli, e il gruppo che si è ispirato e raccolto, informalmente, attorno alla sua opera, da una parte e Andrea Camilleri, all'inizio isolato anche anagraficamente, dall'altra, la libreria ha aperto le porte alle opere dei sempre più numerosi giallisti italiani, sebbene in molti casi la "qualità" (intesa come sopra) sia di certo non superiore all'offerta da edicola (inoltre nell'edicola Mondadori vengono ristampati titoli prima comparsi in Mondadori Libreria, ad esempio Gorilla Blues di Sandrone Dazieri). Il plotone del "giallo/noir", ispirandosi decisamente, non solo per strategia editoriale, al movimento del "nuovo noir francese" degli anni '80, come oggi si tende a non ricordare [7], ha trovato altri canali per la sua narrativa di genere, in ciò favorito pure dal consolidato rapporto tra "letteratura alta" e "genere giallo" nelle nostre lettere (da De Marchi a Gadda, da Soldati a Fruttero & Lucentini, da Sciascia a Eco, da Pontiggia a Biamonti).
Urania sul finire degli anni '90 non ha seguito, in libreria, la via del noir italiano, e non ha anticipato la creazione di una scuola nostrana da edicola come quella di Segretissimo, sebbene vi fosse una fortissima spinta a creare un movimento di autori di science fiction (lo dimostra al meglio l'antologia Tutti i denti del mostro sono perfetti [8]). La "colpa" della mancata aggregazione è molto probabilmente del polo aggregante, di Valerio Evangelisti, che, per dire le cose in svelta metafora, nel periodo di massima felicità creativa con il suo personaggio seriale, Nicolas Eymerich, ha posto l'asticella a un'altezza irraggiungibile. La science fiction di Evangelisti è di troppo difficile imitazione e troppo eccentrica, nel senso che non può fare da perno per gli imitatori che gravitano intorno al maestro (e lasciamo pure stare che il maestro non si senta di "appartenere al genere"), è tanto ammirabile quanto inutilizzabile modello per nuovi autori. Gli scrittori italiani si sono quindi trovati nella spiacevole condizione di avere un obiettivo (fare come Eymerich ed Evangelisti) ma nessuna guida per raggiungerlo; hanno così continuato a praticare i vari sottogeneri tradizionali della science fiction e a rimanere in non pochi casi lontani dalla qualità media delle opere anglosassoni. Meritevoli quindi di un'occasionale pubblicazione nella collana, ma di certo non abbastanza "concentrati" e forti per costituirne la struttura portante e per essere un movimento letterario.
Va detto che negli ultimi anni, sia per la molto diminuita produzione di science fiction di Evangelisti (e il conseguente sollievo da una troppo pressante "angoscia dell'influenza) sia per l'emergere tra i nuovi autori italiani di Dario Tonani come disponibile capofila e meno inquietante modello, si sono aperte più praticabili strade in Urania. Un giudizio complessivo sulla qualità letteraria e il successo editoriale di queste nuovissima onda mi pare però ancora prematuro. A lato segnalo che l'esplosione del fantasy italiano nel primo decennio di questo secolo è invece fenomeno che non ha le sue radici nell'edicola di Urania (Mondadori lo ha però ben sfruttato in libreria) [9].
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Ritorniamo a Segretissimo: per gli italiani fare come Il Professionista e Di Marino è invece un'ambizione praticabile (anche se l'obiettivo è molto meno facile da centrare di quanto appaia all'occhio distratto). La ricetta, squadernata davanti già da Alan D. Altieri nella presentazione di Professional Gun (vd. sotto), è pronta per sfornare l'ottanta per cento tipicamente italiano dei piatti di Segretissimo, come dichiara ancora Altieri, in un'intervista contenuta in Legion, il secondo volume antologico della "scuola italiana", esagerando persino la percentuale nostrana, per orgoglio ed entusiasmo. Il suo successore Franco Forte continua il progetto e afferma:
In tutte le collane Mondadori  dal rilegato agli Oscar generalmente gli autori stranieri vendono 50-60% più degli autori italiani (a parte qualche nome più importante): la Segretissimo Italian Legion invece vende benissimo. I nostri italiani (quasi tutti sotto uno pseudonimo, ormai farlocco perché lo sanno benissimo tutti chi c'è dietro!) vendono benissimo, tanto e anzi di più degli autori stranieri. Nel 2013, pensate, usciranno tre romanzi tradotti di autori internazionali e tutti gli altri in collana saranno italiani sotto pseudonimo.
Segretissimo "standard" è oggi e continuerà a essere (almeno nel vicino futuro) una collana prevalentemente italiana, come non era mai accaduto nella storia, certo non breve, delle collezioni da edicola Mondadori. Non sono un esperto del mercato editoriale e non ho ovviamente alcuna fonte riservata, ritengo però che l'impulso alla creatività italica abbia fondate basi, e risponda a serie necessità, economiche. Nonostante vi sia in Italia un pubblico di dimensioni contenute ma molto fedele, l'offerta di "storie di spionaggio" è oggi quantitativamente molto minore rispetto al giallo/noir, fantascienza, fantasy, e forse anche ad un genere meno frequentato come l'horror; o meglio molti dei titoli spy più interessanti non sono adatti a Segretissimo, perché opera di scrittori "da best seller" (dall'ammiratissimo Le Carré al tecnoenfaticissimo Tom Clancy), pronti per la libreria, con prezzi e, in molti casi pagine, doppi tripli e quadrupli, rispetto agli standard da edicola. Infatti per presentare agli affezionati di Segretissimo The Company di Robert Littell (un evento per la letteratura di spionaggio, da parte di un autore meno noto al pubblico italiano "mainstream" di Clancy, Ludlum ecc. ma molto stimato dagli appassionati [10]) Altieri ha dovuto dedicarvi tre numeri consecutivi di Segretissimo Presenta (gli ultimi prima della sospensione della collana), spalmando la pubblicazione dell'opera su sei mesi e recuperando l'investimento editoriale con tre uscite in edicola.
Data questa situazione, Mondadori ha scelto di affidare a scrittori professionisti italiani la creazione di personaggi seriali per la sua collana di spionaggio, con l'obiettivo di unire costi contenuti, appropriata periodicità e varietà dell'offerta (all'interno di un "genere" comunque ben caratterizzato). La casa editrice può inoltre sviluppare un prodotto "tarato" per il nostro mercato; non immagino certo vi sia qualcuno a dare ordini tassativi agli scrittori, se da indagini editoriali si scopre però che sulle nuove generazioni di pubblico di Segretissimo lo sciovinismo reazionario di vari autori del passato desta sempre meno interesse, tra i consigli dell'editor agli scrittori nostrani vi sarà naturalmente anche quello di un'attenuazione di tali atteggiamenti (analogamente vedi nella nota 1 il caso delle copertine "che non lasciano spazio all'immaginazione").
Con la scelta italiana si risparmia: non è necessario commissionare la traduzione; non è necessario stipulare contratti e tenere contatti con autori stranieri (cosa che, per quanto semplice, immagino non agevole come commissionare un altro libro a un autore italiano già Mondadori); si può calibrare il numero di uscite sul successo della singola serie e apportare correzioni in corsa, molto più facilmente che con un autore straniero. Ad esempio, suppongo che in Mondadori si siano accorti di avere tra le mani con la sottoserie "criminalese" del Professionista/Gangland un prodotto in grado di movimentare la collana e garantire ottime vendite, unendo noir metropolitano (predominante) e spy story. Richiedere all'autore Di Marino altre puntate sarà stata una naturale mossa editoriale, come, ex contrario, mettere in pausa le avventure di Vlad "estraendo" Antonia Lake. Il primo a essere conscio di queste dinamiche è ovviamente Di Marino, qui importa però che tra autore ed editore vi sia un contatto diretto continuo, che consente di correggere la rotta e approfittare della corrente con tempismo impeccabile (ovviamente questo nelle intenzioni...). La creazione della collana monografica sul Professionista, con il forte coinvolgimento dell'autore, è naturalmente molto significativo in questo contesto.
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Il battesimo ufficiale della Italian Foreign Legion (denominazione con semi-ossimoro e cenno di saluto agli pseudonimi autoriali e al genere) non avviene però sotto Segretissimo: Professional Gun il testo con cui si rende esplicita la provenienza nostrana di molte storie di spionaggio pubblicate soprattutto su Segretissimo e si presenta, senza più alcuna remora, il "gruppo italiano" esce infatti nel 2006 presso Alacrán, editore specializzato che può, in questa fase ancora di assestamento, "esporsi" di più rispetto alla Mondadori. Il volume offre storie del Professionista, scritte, in forma di omaggio, da altri autori (e anche una storia dello stesso Di Marino [11]). Non è naturalmente casuale che il "gruppo" si presenti per la prima volta in un volume antologico dedicato al Professionista; è stato infatti il successo di questo personaggio ad autorizzare in primo luogo la "Legion" e (come spiegato sopra) ognuno degli altri scrittori ha cercato, in proprio, dal 2002 ad oggi, di creare un altro Professionista, un altro eroe della narrativa seriale capace di attrarre un pubblico affezionato ad ogni nuova uscita.
Nella presentazione Andrea Carlo Cappi (molto attivo in Segretissimo con lo pseudonimo di François Torrent) parla di "autori, che scrivono soprattutto per la mitica collana da edicola 'Segretissimo'" e della "cosiddetta 'Italian Foreign Legion'", di cui promette di svelare "la vera identità" italiana sotto gli pseudonimi inglesi, del resto già in Segretissimo molto facilmente riconoscibili, tra strizzate d'occhio e indicazione del vero autore italiano come (finto) "traduttore dall'inglese".
Alan D. Altieri nell'introduzione alla ristampa per Segretissimo Presenta (n. 28, Febbraio 2007) stabilisce il nome mondadoriano di "Segretissimo Foreign Legion" (con perdita del quasi-ossimoro nel branding), rendendo pienamente ufficiale il progetto e la strategia editoriali; e descrive perfettamente, esemplificandole con il Professionista, le caratteristiche del genere - le costrizioni/convenzioni che gli autori devono accettare nella costruzione delle loro storie-, mentre si adegua pienamente nel linguaggio ("il rutilante principe austriaco Malko Linge creato dall'asso francese Gérard De Villiers") a un'altra convenzione: l' "introduzione non noiosa", la "presentazione attraente da edicola". Il lettore distratto o high-brow non andrà oltre l'aggettivazione davvero rutilante, mentre l'occhio esperto dell'appassionato di letteratura "oltre il mainstream" riconoscerà, nascosta dentro le scollature del genere, un'impeccabile precisione critica e un chiaro programma editoriale (portato avanti da Dazieri, Altieri a Forte, pur nelle differenze personali e temporali di mercato [12]):
Nel tempo, la serie de "Il Professionista" ha continuato a essere sostenuta da elementi di tecnica narrativa tanto articolati quanto rigorosi, e tutti perfettamente integrati nei criteri fondamentali di "Segretissimo":
– un protagonista duro, temerario ma anche dotato di una sua etica;
– intrighi alla nitroglicerina, eppure sempre solidamente ancorati alle realtà delle situazioni politiche e belliche internazionali;
– straordinaria padronanza dei meccanismi dell'azione bellico-spionistica;
– scenari esotici frutto sia di viaggi sia di attente ricerche da parte dell'Autore;
– situazioni erotiche ad ampio spettro e di indubbio impatto. [13]
Ovvero, sfrondate le grazie linguistiche: eroe solitario + trama avvincente ispirata alla cronaca + tecnicismo bellico-spionistico + esotismo ed erotismo espliciti.
Altieri definisce quindi meglio lo scenario internazionale, post Crollo del Muro e post 11 Settembre, il "nuovo dis-ordine mondiale":
Niente più Stati, solo Stati-canaglia. Niente più nazioni, solo corporazioni. Niente più governi, solo nomenklature [cors. nostro]. E al posto delle sane, vecchie guerre di una volta, tutte eroi e vessilli, eccoci servite vili, maledette guerre per bande. O per banche, che dir si voglia. Oops, adesso però le chiamano operazioni umanitarie.
A tutti gli effetti, "Il Professionista" è l'unico serial tutto italiano che tratti con il taglio impietoso e cruento di una cauterizzazione questo sinistro, malefico nuovo dis-ordine mondiale. Anestesia? Nemmeno a parlarne. Non è un caso che Chance Renard sia the ultimate mercenary, il mercenario definitivo. Non è un caso che i suoi "datori di lavoro" siano indifferentemente CIA deviata (come se esistesse una CIA non deviata...), ex KGB diventato succursale della maffya, sindacati segreti con le mani in tutte le paste al veleno, multinazionali di petrolio e diamanti che fanno apparire la micidiale Dinastia dell'Oro dei bei tempi come lo zeKKino d'oro.
Una tale visione politica, scontata sempre l'enfasi lessicale, testimonia un notevole stacco rispetto alla tradizione, diciamo così, "conservatrice" di molti autori storici di Segretissimo, De Villiers in testa. E pare più vicina nell'ispirazione (e qualche volta pure nell'esecuzione) al futuro prossimo distopico dei romanzi di Valerio Evangelisti. Ricordo che questo autore, già vincitore del Premio Urania, esordisce appunto sulla collana di fantascienza Mondadori con Eymerich qualche mese prima della comparsa su Segretissimo del Professionista di Di Marino/Gunn. A propria volta, qualche mese prima di Evangelisti, Carlo Lucarelli, già vincitore del Premio Tedeschi per la letteratura gialla, presentava Indagine non autorizzata ne Il Giallo Mondadori.
Il legittimo obiettivo editoriale, commerciale e culturale, di Segretissimo nell'ultimo decennio è stato quello di ottenere un riconoscimento, nazionale (e internazionale), simile al giallo/noir italiano, che appunto intorno alla metà anni Novanta, con Lucarelli e Camilleri, "esplodeva" sia per considerazione della critica che per successo di pubblico. Non a caso una delle prime fonti di alimentazione è stata trovata nei giallisti, spesso vincitori del Premio Tedeschi (Narciso, Nerozzi, Fassio, Salvatori), e l'obiettivo è quello di ottenere, esattamente come il nostro giallo/noir, un prodotto "di genere oltre il genere", intendendo l'espressione prima come definizione del pubblico di riferimento quindi come giudizio critico.
Con Segretissimo e la spy story, al contrario del giallo/noir italiano che non ha mai avuto ne Il Giallo Mondadori il suo centro (Lucarelli vi pubblica solo un titolo, Camilleri nessuno), e della science-fiction italiana di fine anni '90 e inizio secolo che ha avuto sì in Urania il suo centro, ma anche il suo limite, "per colpa" del modello troppo "personale e difficile" costituito da Eymerich di Evangelisti, Mondadori sembra non lontana dall'impresa. Dazieri, Altieri, Forte e gli autori di punta della collana hanno cercato varie volte, e con alterne fortune, di "alzare il livello" e interessare un pubblico più ampio (vd. anche la ripubblicazione in Segretissimo di La Grande Madre Rossa di Giuseppe Genna) e di sicuro dimostrano con molti loro testi di meritare una considerazione critica superiore a quella concessa a De Villiers.

[1] Nello stesso mese partirà un restyling che, per l'ennesima volta e questa volta in condizioni di mercato ancora meno floride, cercherà di ravvivare l'immagine della collana e attrarre un pubblico più ampio. Si insisterà meno sulle bonazze superscosciatissime in copertina, patetico segno di ghetto sottoletterario, ora evitato per ragioni puramente commerciali. Si apprezzi il candore della confessione sulle poco candide motivazioni in quest'altra citazione da Thriller Magazine:
la novità più evidente è la "morigeratezza" nel vestire delle modelle protagoniste, rispetto a passate copertine dall'impatto più forte. «Si voleva un po' più di eleganza — spiega Forte — per andare verso un pubblico un po' più ampio: visto che c'è un pubblico femminile che sta leggendo sempre più Segretissimo, siamo andati incontro anche a questa esigenza».
Il Professionista passa quindi dalla non esattamente dimessa Julie Strain (Queen of the B-Movies) e degli illustratori), per L'eredità Cargese del 1995

a questa più morigerata fanciulla con kalashnikov e caschetto Louise Brooks per il debutto di Il Professionista Story a Maggio 2012.

[2] Il primo numero a firma italiana è il 988, Marzo 1984, A volo di Falco di Andrea Santini. Louis Piazzano dopo quasi sette anni di assenza nel Dicembre 2008 ritorna su Segretissimo, mentre tutti gli altri autori della "vecchia guardia" non compaiono più. Per il caso speciale di Altieri vedi più avanti nel testo.
[3] In un post sul blog di Segretissimo dell'Ottobre 2011 si annuncia il ritorno di Russell Kane: "con uno speciale estivo a cadenza annuale dedicato alla raccolta di tutte le storie già pubblicate e all’arrivo di due volumi inediti della serie, lo Sniper IV e lo Sniper V." Per gli inediti si parla comunque di estate 2014 e 2015.
[4] La terminologia scherzosamente in tema (spionistico) e in codice (segreto) è uno degli altri segni di riconoscimento tra scrittori e lettori di questo movimento. Per mimetico (ehm...) omaggio qui se ne abusa scientemente.
[5] Anche se tutte le introduzioni e presentazioni sono di Fabio Novel, Altieri figura come curatore di Legion, ovvero, presumo, si assume la responsabilità di dire cosa sta dentro e cosa sta fuori dal "movimento", nell'anno 2008. Il suo racconto Joshua Tree è notevolissimo dal punto di vista stilistico: Altieri è l'unico scrittore italiano capace di impersonare con convinzione un grande scrittore d'azione americano mal tradotto in italiano ("Abbiamo un accordo, Kane?" -> Do we have a deal?, "Io sono materiale danneggiato"-> I am damaged goods ecc.).
[6] Per mancanza di adeguate conoscenze non posso purtroppo trattare delle autrici\autori italiane\i nella collana da edicola Mondadori dedicata ai romance novels, con vezzo filologico intitolata I Romanzi, nel corso degli anni ampliatasi in varie sottoserie (Passione, Dark Passion, Extra Passion, Oro, Emozioni, affiancate alla collana madre rinominata Classic). Nel 2012 s'inaugura il Premio Romance, premio letterario per il miglior racconto romance bandito da Mondadori e dalla rivista Romance Magazine, e si festeggia il numero 1000 con un numero speciale di autrici italiane. Dal post sul blog I Romanzi mi par di capire che le uscite nostrane siano bene accolte: "traguardo [del numero 1000] meritava una celebrazione all’altezza, e questa è rappresentata dalla nuova antologia delle nostre grandi firme italiane – Albanese, Camocardi, Ciuffi, Formenti, Masella, Melville, Picasso – intitolata Il falco e la rosa. Un progetto nato di slancio un anno fa in seguito all’uscita della fortunata Amori sull’ali dorate, l’antologia risorgimentale (“Romanzi Classic” n. 950) a opera delle medesime autrici."
[7] Evidente già dal tentativo sempre ripetuto, da Lucarelli sino al Di Marino "criminalese", di fare di Scerbanenco il Manchette italiano.
[8] La raccolta Tutti i denti del mostro sono perfetti fu pubblicata originariamente nel numero 1322 del 1997 ed è il primo segno ufficiale del riconoscimento letterario e critico di Valerio Evangelisti. Mentre si propone genericamente come un omaggio ai 45 anni di Urania è nei fatti un primo tributo all'eccezionalità del Ciclo di Eymerich e alla rivoluzione portata nella letteratura di genere da Evangelisti. Tutti i denti unisce racconti di scrittori (allora identificati solo come) di genere (Vallorani, Masali, i nostri Dazieri e Forte, ovviamente Evangelisti) e di scrittori "letterari" (Ammaniti, Scarpa, Carabba, Voltolini, Mari); la pubblicazione in edicola è la migliore testimonianza di come Evangelisti, in solitario e per sola forza narrativa, abbia in quegli anni inventato (filologi e patiti delle cronache italiane di fantascienza preferiscono dire: reinventato) la "science-fiction italiana" e quindi l'abbia fatta anche uscire dal "genere", attraendo colleghi scrittori, critici e pubblico non interni alla fantascienza. Per prevedibile paradosso il percorso della sf italiana dentro il genere è diventato però ancora più difficile. Se interessato vedi il mio Sul Ciclo di Eymerich di V. Evangelisti.
[9] In un futuro intervento forse tratterò del modello molto imitabile costituito dalla mondadoriana Licia Troisi, in contrasto con Evangelisti e la science fiction italiana.
[10] Nella ristampa Mondadori viene aggiunto un romanzo breve di Di Marino, Il Luparo, di dimensione quasi pari alla somma dei racconti. In questo testo la presenza del Professionista, raddoppiata da quella dello Sniper di Altieri, è limitata alla cornice narrativa; la storia raccontata non è quindi un'avventura di Chance Renard. Segnalo questo fatto editoriale come esempio concreto della "disinvoltura editoriale" tipica del genere (di nuovo, questa non è una critica di principio).
[11] Dall'opera è stata tratta anche una miniserie con Michael Keaton. Ricordo infine, come curiosità, che Robert Littell è padre di Jonathan Littell, autore di Les Bienveillantes (Le Benevole).
[12] Per la precisione, a Dazieri succede Marco Fiocca. Cito da Novel: "Ad inizio 2005, Marco Fiocca prende le consegne da Dazieri. Nel 2006 Sergio Altieri viene 'arruolato' come consulente editoriale, per poi diventare editor a pieno titolo e autorità."
[13] Con grande imbarazzo si confessa che mentre si ha perfettamente chiara la nozione di "situazione erotica ad alto impatto", quella "ad ampio spettro" risulta di più difficile comprensione (insomma sto immaginando le cose più strane...).


APPENDICE DI RECENSIONI
Mi pare opportuno, dopo l'inquadramento generale, offrire una lettura di alcuni romanzi italiani di Segretissimo. Presento quindi tre recensioni: Tiro all'italiana (Di Marino/Gunn), Furia a Lombok  (Narciso/Morisco), Hydra Crisis: L'occhio della tenebra (Nerozzi/Lancaster Reno). Fornisco alcune brevi informazioni sugli scrittori della Legion non ancora presentati.
Nel 2003 Giancarlo Narciso e Gianfranco Nerozzi vengono coinvolti nella nascente Legion di Segretissimo dall'allora direttore editoriale e compagno scrittore di giallo\noir Sandrone Dazieri. Sono due autori già affermati per opere "di genere", vincitori del mondadoriano Premio Tedeschi, rispettivamente, nel 1998 e nel 2001, ma, per rispetto dell'ossimoro "legione straniera però italiana", ovvero della necessità editoriale che lo ha inizialmente motivato, scrivono sotto pseudonimo: Narciso con il nome "texano" di Jack Morisco presenta la prima avventura di Banshee, Furia a Lombok, (Segretissimo 1478, Aprile 2003), a cui faranno seguito Banshee: Le Tigri e il Leone (S. 1501, Marzo 2005), Banshee: L'arma birmana (S. 1516, Giugno 2006), Banshee: Manila Sunrise (S. 1557, Novembre 2009); Nerozzi, adottando il nom de plume Jo Lancaster Reno, firma invece la prima avventura di Marc Ange Hydra Crisis, L'occhio della tenebra (Segretissimo 1480, Giugno 2003), e la serie continuerà con La coda dello scorpione (S. 1495, Settembre 2004) e Lo spettro corre nell'acqua (S. 1523, Gennaio 2007). Sia Nerozzi che Narciso partecipano a Professional Gun (omaggiando con un loro racconto di Chance Renard Di Marino) e a Legion (con avventure dei loro eroi), le due antologie che hanno definitivamente stabilito, anche a livello critico, la "scuola italiana" e chiarito il gioco letterario degli pseudonimi. Ora gioco letterario, in quanto gli scrittori italiani di Segretissimo sono oggi pienamente conosciuti ed apprezzati dagli amanti del genere con il loro vero nome; continuano però a firmarsi col nome d'arte, sia per inside joke tra autori e lettori sia per rispetto agli "pseudonimi originali" con cui sono state firmate le prime avventure dei personaggi seriali.
Nerozzi non compare in Segretissimo da inizio 2007 (a Ottobre 2011 un post del blog di Segretissimo annuncia il ritorno di Hydra Crisis per Maggio 2013), Narciso dalla fine del 2009; nessuno dei due autori ha comunque avuto una periodicità simile a quella "eroica" di Di Marino, sia con Stephen Gunn\Il Professionista che con Xavier LeNormand\Vlad, e neppure a quella di Andrea Carlo Cappi con Nightshade, a testimonianza forse di un successo meno ampio, forse di una scrittura meno "veloce" (anche se gli attivissimi Narciso che Nerozzi non paiono certo soffrire di "blocco creativo").

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Tiro all'italiana (Segretissimo 1561, Marzo 2010) è l'avventura di Chance Renard, Il Professionista, numero "trenta e rotti". Non so bene come arrivare ad una cifra precisa tra racconti, romanzi brevi, romanzi, storie del Professionista scritte da altri autori [I], storie di Di Marino in cui il Professionista compare non come personaggio principale, altri incroci letterari e adattamenti vari. Restringendo il campo ai soli Segretissimo esplicitamente intitolati al Professionista arriviamo al romanzo numero 28. Nel solo 2010 saranno dedicati a nuove avventure di Chance Renard il Supersegretissimo 42 di Giugno [II] e il Segretissimo 1569 di Novembre. Tre soli romanzi in un intero anno sarebbero però sintomo di blocco dello scrittore nel caso di Di Marino, che infatti ha dato alle stampe anche un graphic novel Vendetta illustrato da Francesco Mortarino, racconti brevi, racconti lunghi, romanzi brevi allegati a "Confidenze", un manuale di scrittura inevitabilmente intitolato Scrivere da Professionisti, un bel numero di interventi su Internet (in primo luogo sul suo blog) e sicuramente ancora molto altro...
Con questa presentazione non si vuole però in alcun modo, per l'esclusiva caratteristica della "prolificità" e "scrittura seriale", esaltare o sminuire Di Marino. La condanna di principio per lo scrittore commerciale da edicola è tanto vuota quanto l'adorazione a priori dello "scrittore di robusto mestiere". Anche se la continua rivendicazione di Di Marino del suo scrivere mercenario [III] e del suo eroe mercenario, tutti e due ben inteso con un loro "codice anarchico", non può non ispirare un certo rispetto, come anche il quotidiano lavoro "di contatto" con una fanbase tanto ristretta (s'intenda, in confronto al pubblico televisivo delle serie d'azione o ai lettori di Montalbano) quanto fedele ed esigente.
Nella dedica a Richard Stark [IV], Enzo G. Castellari e al "maestro" Auguste Le Breton troviamo già precisata la geografia fisica, simbolica e morale di Tiro all'italiana (e pare calcolata persino la disposizione e mediazione delle tradizioni culturali rappresentate dai tre nomi, prima il crime thriller americano degli anni '60, poi il "poliziottesco" italiano - termine orribile ma ormai consolidato - degli anni '70, quindi la scuola francese della Série Noire anni '50). Gli autori scelti rappresentano infatti, sotto diverse forme, una reazione al "giallo tradizionale", tema carissimo al "marginale" Di Marino, anche in ragione del successo, ormai più che decennale e, secondo il suo giudizio, non sempre meritato, di pubblico da libreria di vari giallisti italiani già da edicola.
L'agevole categoria giallo tradizionale indica cose diverse per Stark, Castellari, Le Breton e Di Marino: l'elemento comune è una reazione a personaggi, caratterizzazioni d'ambiente e trame deboli (secondo le varie accezioni del termine); la critica non è diretta ai modelli originari che per i primi tre nomi possono essere rappresentati, rispettivamente e in veloce sintesi, da Rex Stout, Georges Simenon e dagli sceneggiati RAI degli anni '60 [V] e nemmeno, com'è facile comprendere nel caso di uno scrittore che si autodefinisce orgogliosamente, e nel senso editoriale prima che letterario del termine, "pulp", alla necessaria natura seriale e formulare di queste creazioni ma al fatto che gli epigoni (quelli che si buttano sull'onda del successo di) impiegano le formule in maniera sempre più stanca e "borghese".
Di Marino con Tiro all'italiana vuole scrivere un "noir metropolitano" che stabilisca le distanze rispetto ai giallisti italiani odierni (qui rappresentati, sulla carta e sullo schermo, con le avventure televisive del Commissario Cliché, ispirato a un libro di successo) e, come indicano anche gli stretti rapporti con il cinema di ognuno dei tre nomi della dedica (oltre al regista Castellari ricordiamo almeno che da The Hunter di Stark è stato tratto Point Blank e dalle opere di Le Breton Rififi di Dassin e Bob Le Flambeur di Melville), la sua crime story deve essere vista con gli occhi di chi è perso nella città tentacolare, secondo l'antica espressione. Lo scrittore propone invece di chiamare Milano Gangland, e con tale nome ha intitolato il romanzo iniziale di questa sottoserie di avventure "crimilanesi" del Professionista [VI]. Castellari è ricordato nella dedica perché la parte finale del romanzo si svolge a Genova, città che il regista ha saputo splendidamente rappresentare come moderna "giungla di cemento" all'americana e insieme antico "centro storico", intrico di vie traffici e destini, creando un'ambientazione metropolitana ibrida e inedita molto ammirata soprattutto all'estero ed esplicitamente ripresa da Di Marino. Ma oltre Castellari l'autore che viene alla mente per tutta la parte milanese del romanzo è naturalmente Fernando Di Leo, e dietro la sua Milano Calibro 9 naturalmente Giorgio Scerbanenco, per Di Marino il nume tutelare del thriller all'italiana, lo scrittore di "gialli" prima della "moda".
Tiro all'italiana non è quindi propriamente una "spy story", anche se tutto il dècor necessario è presente, dall'esotismo alla corsa agli armamenti all'intrigo internazionale. L'escursione terrorizzante è in territorio "russo", in Transnistria, regione\"stato" che esiste davvero ma come nota lo scrittore è (rappresentata in forma) talmente perfetta per i luoghi comuni del genere da sembrare "proprio uno di quei paesi inventati per ambientare storie di spionaggio all'inizio del secolo precedente". Le obbligatoriamente precise descrizioni di armamenti e tecnologie militari non mancano di certo, ricordano però, nei migliori momenti, più i criminali metropolitani e professionisti di Heat che Tom Clancy (per fortuna). L'intrigo internazionale è poi componente fondamentale, ma è internazionale per la semplice ragione che il crimine (a cominciare dalle nostre mafie) è sempre più necessariamente sopra e oltre gli stati.
Il romanzo vuole essere e resta un'opera di genere. La descrizione della Milano dominata dalla mafie calabresi e siciliane, tema molto discusso dopo l'intervento di Saviano a Vieni via con me e le inchieste delle magistratura, non si compone certo in un'opera come Gomorra e nemmeno in un romanzo "di genere oltre il genere" come Romanzo Criminale, anche se è evidente che con "Gangland" Di Marino ambisce a una versione milanese del romano Romanzo Criminale, o meglio della versione cinematografica e ancor più dell'adattamento televisivo di Romanzo Criminale. La natura "filmica" delle fonti e ancor più della scrittura di Tiro all'italiana e della serie Gangland in generale lasciano facilmente immaginare un prodotto seriale televisio che potrebbe risultare di normale svago come l'americano Human Target (che presenta grandi affinità con queste ultime avventure del Professionista) o anche un "capolavoro popolare" come il Romanzo Criminale di Stefano Sollima. Tutto dipenderà, nel caso, dalla produzione e dal regista. Di Marino ha già sicuramente fatto la sua parte, con basi narrativamente solide almeno quanto quelle di Scerbanenco per Milano Calibro 9.

[I] Il già discusso volume di omaggio collettivo al Professionista Professional Gun (2006, ristampato su Segretissimo Presenta 28, Febbraio 2007).
[II] Il superlativo del superlativo, non elegantissimo..., è condonabile se si considerato che "Segretissimo" non indica un aggettivo sostantivato di grado superlativo bensì un genere letterario.
[III] Dalla nota 10 anni da Professionista: "Forse, e questo per un 'mercenario' come me era importante, la vedevo [si intende il contratto per i primi tre romanzi del Professionista] solo come un modo per tirar su qualche soldo con un'opera mia invece che da una traduzione. Oggi, grazie al cielo devo dire, non faccio più il traduttore (mestiere in sé interessante e utile ma sempre fatto con tempi troppo stretti, sottopagato, uno stress...) mentre qualche avventura del Professionista riesco ancora a scriverla...".
[IV] Si noti come la dedica è a Richard Stark e non a Donald Westlake, scrittore seriale dai molti nomi d'arte come Stefano Di Marino.
[V] Mario Landi ad es. dirige per la Rai in quegli anni sia Le inchieste del commissario Maigret che I Racconti del maresciallo (di Soldati)..
[VI] Gangland (Segretissimo 1527, maggio 2007). Al "ciclo di Gangland" va ascritto anche il recente sopra ricordato Vendetta  e Gangland Blues (Segretissimo 1573, Marzo 2011).

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Furia a Lombok  (Segretissimo 1478, Aprile 2003) di Giancarlo Narciso / Jack Morisco è ambientato in Indonesia, paese su cui l'autore ha persino scritto una guida turistica. L'amore e la conoscenza dei luoghi e delle storie di questi sono evidenti in ogni pagina del romanzo, e costituiscono anche un problema narrativo. Ogni romanzo di spionaggio si trova a dover comunicare una serie di informazioni, di contesto storico o "parastorico" (anche Occhio di Tenebra di Nerozzi, che come vedremo è supremamente disinteressato alla verisimiglianza geopolitica), questi dati servono ad "arredare il mondo" e - in maniera del tutto indipendente dalla loro falsità (dei fatti e delle interpretazioni) - definiscono il contesto dell'azione. Narciso ha l'arduo compito di dover presentare a noi italiani un paese tanto lontano quanto complicato e sembra volerlo fare con la massima precisione; la narrazione è purtroppo compromessa da questa enfasi didascalica, camuffata non troppo abilmente in forma di dialogo, da queste lunghe lezioni di storia, geografia, linguistica, che soprattutto all'inizio la sommergono.
Vi è certo in letteratura il romanzo saggio (declinato anche in forme appetibili al largo pubblico, si pensi ad un'opera come Il Pendolo di Foucault di Eco) e vi è certo nella spy story un amore per le descrizioni tecnicamente precise, ma un conto è la pagina virile sull'armamento o sugli intrighi politici gradita al pubblico di affezionati, un altro è un romanzo che, nella parte iniziale, ad ogni pagina deve fermare l'azione, tornare indietro, spiegare ancora un pezzo. Se questo succede significa che il narratore ha scelto un contesto troppo intricato senza essere disposto a semplificarlo e al lettore non resta che adattarsi all'infodump con passo di gambero o chiudere il libro (ex contrario, nel racconto di Banshee inserito in Legion troviamo una brevissima sbarazzina "analisi politica" di alcune vicende dei nostri anni '70, che in un contesto più rilassato e gioviale si potrebbe definire "amabilmente parodistica").
Una volta districatosi tra la mole di informazioni da comunicare, Narciso produce una spy story "moderna" e italianamente "goliardica" con tutti gli elementi necessari al genere, ovvero, ricordando ancora una volta il maestro Altieri nella prefazione a Professional Guneroe solitario + trama avvincente ispirata alla cronaca + tecnicismo bellico-spionistico + esotismo + erotismo. Nell'intervista a Fabio Novel su Thriller Magazine del Febbraio 2005 dopo l'uscita del romanzo lo scrittore presenta con acume e onestà la situazione della "Foreign Legion" e ne delinea un possibile futuro, che negli anni seguenti è stato, per così dire, perseguito con tenacia:
Se devo azzardare uno scenario possibile, il fenomeno potrebbe essere destinato a crescere. Se ciò avvenisse, temo che in futuro si accentuerà l'aspetto più serio, più fattuale, limando un po' sui tratti puramente avventurosi che contraddistinguono l'attuale produzione, così ricca di contaminazioni, da Salgari a James Bond, agli spaghetti western. A quel punto, potremmo trovarci a vivere una situazione simile a quella che, una dozzina di anni fa, ha vissuto il giallo, quando all'improvviso i giallisti italiani, fino a quel momento dei paria, sono stati sdoganati e ammessi quasi alla pari fra gli scrittori "seri" (e scusate le virgolette).
Il "temo" che introduce le considerazioni sull'aspetto ancora molto "goliardico" della Legion (nel 2005) o è una banale svista per un più normale "spero" (logicamente più adatto, rispetto all'intero discorso) o è un raffinato elogio della letteratura di consumo come pastiche infinito di fonti, forme e generi. In ogni caso trovo questa analisi molto interessante, anche per l'evidenza con cui si chiarisce che il genere spy italiano non era ancora "una cosa seria", ma al più un nascente progetto editoriale (e legittima fonte di compensi per gli scrittori), non affrontabile con lo stesso impegno del "giallo" [1]. Ed il giallista Narciso, Premio Mondadori e poi Premio Scerbanenco, è appunto, già nel 2003, come Nerozzi, uno scrittore serio, al contrario di altri membri della Legion, ancora confinati nella più irredenta sottoletteratura, in quanto nemmeno giallisti. A questo secondo raggruppamento apparteneva all'epoca naturalmente Di Marino e gli anni successivi vedranno il fiorire della Legion appunto secondo la linea di una minore "goliardia" da parte dei "giallisti in vacanza" e di un parallelo avvicinarsi al giallo, o meglio al noir, da parte di autori come Di Marino.

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Hydra Crisis: L'occhio della tenebra (Segretissimo 1480, Giugno 2003) di Giancarlo Nerozzi / Joe Lancaster Reno è per dimensioni (circa 50000 parole) più vicino ad un racconto lungo o short novel piuttosto che a un romanzo, anche a un romanzo dalle dimensioni contenute come quelli di Segretissimo [a]. La cifra più evidente e anche più ingannevole dell'opera è la fedeltà ai canoni classici "bondiani" (come è stato rilevato, del Bond di Connery), a cominciare dalla misteriosa organizzazione Hydra Crisis. Nerozzi si cura pochissimo della seconda delle caratteristiche elencate da Altieri come proprie di Segretissimo, o meglio troviamo "intrighi alla nitroglicerina" ma di certo non "solidamente ancorati alle realtà delle situazioni politiche e belliche internazionali." Questa, nel 2003, era una scelta piuttosto nostalgica e controcorrente, le organizzazioni terroristiche internazionali reali dominavano le cronache e le simil SPECTRE erano confinate in Austin Powers (si noti ancora che nei nuovi Bond gli intrighi sono piuttosto plausibilmente "geopoliticizzati" e che la stessa serie Austin Powers si conclude nel 2002, forse anche per il mutato "clima culturale"); Nerozzi è però interessato ad un lavoro manierista di incrocio tra le convenzioni filmiche bondiane degli anni Sessanta e la sua poetica dell'" estremo corporale" (che sarebbe ingiusto limitare dentro il binomio malfamato "sesso e violenza") e non alla verisimiglianza, tanto geopolitica quanto narrativa (se non narratologica).
La sua riconosciuta perizia nelle descrizioni erotiche e orrorifiche, e ancor più nella commistione di esse viene messa abbondantemente all'opera all'interno di un'impalcatura bondiana che deve sostenerne il potere deformante, la continua virata verso l'horror non soprannaturale, l'occhio di tenebra che è prima di tutto quello del narratore. In questo esercizio di stile la singola pagina conta più dell'unità dell'opera, a testimonianza di questo si può leggere il capitolo 34 Vie di Fuga con una scena perfettamente perversa dove una giovane invita i suoi due fetidi carcerieri alla violenza sessuale per riuscire a distrarli e quindi evirarne uno coi denti, impossessarsi di un'arma e ucciderli tutti e due. Questa via di fuga dall'inferno ha sicuramente generato nel lettore un sentimento di pietà e ammirazione per l'eroina che vuole sopravvivere a tutti i costi, e però il sospiro di sollievo, tirato quando la ragazza ha giustiziato i due aguzzini, poche pagine dopo si tramuta in groppo in gola: la giovane viene sveltamente uccisa con un colpo in testa, messa fuori scena con una descrizione tanto breve quanto efficace: "La testa della ragazza scattò in avanti, come per annuire, spargendo materia cerebrale all'intorno con un curioso effetto rallentato, sotto il baluginare dei raggi delle torce.") L'economia della narrazione ne è compromessa, così come i canoni del genere spionistico, a meno di non cambiare genere e passare appunto al horror, al male insensato e assoluto che coglie e sopraffa anche i più combattivi.
Nerozzi in questo romanzo è tanto impegnato a far filtrare i suoi temi "estremi" da non accorgersi - o da accorgersi benissimo e non voler far nulla per rimediare - come questi non vengano contenuti dalla struttura, o meglio sovrastruttura, spy story molto vecchio stile. Il romanzo in questa sua disarmonia - che in un contesto letterario "alto" verrebbe imputata all'ambizione sperimentale di chi vuole dominare troppe forme e in un contesto "paraletterario", "basso" verrebbe invece sveltamente ridotta a scrittura per dovere editoriale - possiede un fascino peculiare e stimola alla lettura più che delle altre avventure di Marc Ange delle opere più unitariamente "tenebrose" dell'autore (per restare sempre nell'edicola Mondadori si potrà quindi cominciare con il ciclo Cry Fly ristampato in uno speciale Urania Horror nel 2008).

[a] Il romanzo breve Il Luparo contenuto in Professional Gun conta circa 45.000 parole. Furia a Lombok circa 65.000, Tiro all'Italiana circa 70.000.

3 commenti:

  1. Il Prof ringrazia per l'attenzione anche a nome del resto della IFL.' soto cultura noi'? ben fieri considerati certi esempi di cultura... Pulp e fucilate a tutti :-)

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  2. Segnalo che non c'è nessuna contraddizione fra ciò che ho detto riguardo le vendite di SAS e quelle del Professionista di Stephen Gunn. SAS è il più venduto in assoluto, mentre Il Professionista è il più venduto in Segretissimo, collana in cui SAS non esce più, visto che ha una linea tutta sua.
    Franco Forte

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    1. Grazie per precisazione, ora integrata nel testo.

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