mercoledì 18 aprile 2012

Il MailOnline (il quotidiano web più letto al mondo)

Apro il MailOnline almeno una volta al giorno.
Perché ho letto il fantastico pezzo di Charlie Brooker sul Guardian (When the Daily Mail calls rightwingers stupid, the result is dumbogeddon) e voglio vedere se il meccanismo funziona sempre. Perché il Mail è il quotidiano web più letto al mondo e c'è solo da imparare. Perché oltre a essere il più letto al mondo è anche uno dei pochissimi ad avere un piano di sviluppo economico con (probabili) ottimi profitti in vista e quindi è un modello da studiare. Perché è il quotidiano che amo odiare.
Partiamo dall'ultimo punto. Spesso non riesco fisicamente a finire un articolo del Mail. Ieri sera avevano in evidenza un'antilope appena nata che va in braccio a un leopardo, sulle prime quieto e persino amichevole. E poi... Non linko il pezzo, fa venire da piangere come Bambi raddoppiato da Il cucciolo. Dico solo che l'ultima foto ha questa didascalia: "Il leopardo alla fine si annoiò e ammazzò il piccolino, che aveva solo poche ore di vita".
Ora io sono amante della pace e della natura (e ne comprendo le leggi), ho un sacro rispetto del mestiere di fotoreporter e giornalista (e ne comprendo le leggi), però appena chiusa la pagina mi è venuta una voglia irrefrenabile di: 1) prendere l'aereo, andare in Sudafrica, menare il leopardo (guadagnati la pagnotta da predatore serio!), menare il fotoreporter (potevi, dovevi fare qualcosa, testa di coccodrillo!); 2) risalire sull'aereo, andare a Londra, menare il giornalista che ha scritto il pezzo (firmato con generico "Daily Mail Reporter"), il responsabile delle didascalie e tutti gli altri coinvolti nella pubblicazione di cotanto schifo; 3) indagare con metodi sbrigativi se (come sospettano alcuni commentatori) l'incontro sia stato allestito, ovvero si sia mandata la baby antilope, magari nata in cattività, in braccio al leopardo; 4) In caso affermativo procedere contro i responsabili tutti alla fase "furia del berserker".
Ovviamente il Mail se ne fotte della mia indignazione, o meglio non se ne fotte per niente perché sommata a quella di diecimila (centomila ecc.) altri come me serve comunque al quotidiano (infatti ne sto scrivendo, infatti voi andrete ad aprire quel giornale e forse quel pezzo). Nello stesso modo non se ne fotte della mia approvazione e dei diecimila come me quando denuncia un combattimento di cani forse sponsorizzato da Heineken. Perché il Mail non è nel business della crudeltà verso gli animali, ma in quello delle pagine viste e degli annunci pubblicitari venduti (e altre "strategie di monetizzazione").
Risaliamo quindi al secondo e terzo perché. Il Mail, con un investimento contenuto rispetto al prodotto (25 milioni di sterline) e confezionando una "bestia a basso costo e leggera", sta ottenendo risultati strepitosi. Al contrario del Guardian, che gli sta in sin troppo perfetta contrapposizione, è persino riuscito a imporsi negli USA con una sezione Showbiz seguitissima e messa su col solito sparuto attivissimo staff.
Martin Clarke (DMGT Publisher) ha inoltre ben chiaro il rapporto tra il suo giornale e "il resto del web" (si noti come il giudizio si estenda anche alla "viralizzazione" sui social media):
Si dice talvolta che il Mail Online 'insegue click'. Lo facciamo, ma non su Google o Drudge - Non si può costruire un business attorno a loro. [...] Le storie che portano gli utenti a fare click sono quelle sulla nostra home page, sono le persone che hanno la dipendenza [addicted to] dalla nostra homepage a guidare la nostra crescita.
Ci manca solo il primo punto, la vivace intelligenza e scrittura satirica di Charlie Brooker:
Curiosamente, la versione online del Mail è diventata un successo facendo il contrario di ciò per cui si loda Dacre [il direttore del Daily Mail cartaceo è lodato perché "sa cosa vogliono i suoi clienti, e glielo vende"]. Il Mail online ha successo fornendo senza rimorso quantità industriali dell'esatto contrario di ciò che un lettore tradizionale del Mail vorrebbe leggere: storie spumeggianti di giovani donne spensierate che si divertono. Kim Kardashian o Kelly Brook "mostrano le loro curve" in una selezione di abiti stretti ancheggiando per i fotografi e di questo non frega proprio niente a nessuno, escluso che al Mail Online, condannato a ospitare le immagini, e ai lettori del Mail, che si riversano a migliaia e lasciano messaggi dove affermano di non essere per nulla interessati alla storia che stanno leggendo e commentando.
Il Mail online capisce come funziona la lettura e il coinvolgimento del pubblico sul web. Come funziona con la bellona di turno sotto i riflettori e pure con l'animale in pericolo, la giovane morta di anoressia, i ragazzi all'assalto del McDonald's, il padre che ammazza moglie e figlia e poi si spara senza successo (ovviamente il Mail ti spara la foto della sua faccia tutta ricucita).
Charlie Brooker è magistrale, dimentica di dire una cosa sola, ma cruciale: il gruppo di lettori del Mail è il più numeroso al mondo.

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