mercoledì 25 aprile 2012

Degnità per il primo 25 Aprile "post-non-antifascista"

Giovini d'Italia che siete cresciuti nel Quasi Ventennio berlusconio e "sì ma pure i partigiani ne han fatte delle brutte" comprendo bene il vostro disorientamento in questa prima Festa della Liberazione dopo il "non-antifascismo militante". In forma volutamente compendiosa e sentenziosa ricordo quindi, per voi e per me, alcune degnità:

1) I morti sono tutti uguali, nella loro basica qualità di essere morti. Da vivi quei morti sono diversi, molto diversi, e se è vero che l'umana compassione va oltre il giudizio storico e politico è anche vero che non lo cancella.

2) L'Italia repubblicana è fondata sui valori della Resistenza: dignità, libertà e democrazia attraverso il lavoro e l'eliminazione delle ingiustizie sociali. Proprio perché questi ideali non sono realtà per troppi, possiamo e dobbiamo dirci ancora oggi resistenti e partigiani.
Lo spirito della Resistenza informa i principi della nostra Costituzione, e la lotta per l'attuazione della Costituzione non è ancora conclusa, anzi nel Quasi Ventennio i passi compiuti sono stati senza eccezione all'indietro. Con i risultati oggi visibili e sperimentabili sulla propria pelle da tutti.

3) Già la sola distanza temporale tra noi e la Resistenza richiede un grande sforzo di comunicazione di quei valori. A ciò si aggiunga il baratro ideologico del "senso comune non-antifascista" del Quasi Ventennio (su ciò ha scritto ieri un'ottima Amaca Michele Serra). Perché un Museo della Resistenza parli oggi a un ragazzo di dieci o quindici anni è necessaria un'opera di traduzione e interpretazione, che con umiltà va intrapresa e praticata.
Tutto è da insegnare di nuovo e da riaffermare, di scontato e acquisito non c'è purtroppo più nulla.

4) È un crimine che nel 1983 Toto Cutugno non abbia vinto il Festival di Sanremo cantando « Buongiorno, Italia / gli spaghetti al dente / e un partigiano come presidente ». È un crimine che i pipponi sinceri commossi e convincenti sulla Resistenza di quel partigiano presidente, Sandro Pertini, non li sappia fare più nessun uomo dei partiti e delle istituzioni (e non per imperizia retorica).

5) L'ideologia nazifascista oggi vive, e uccide, nelle stragi xenofobe dei "soldati politici" Breivik e Casseri. Questa è una semplificazione e un dato di fatto.
Come è un dato di fatto e non una semplificazione la nostra responsabilità di scegliere tra la barbarie nazifascista e lo spirito di lotta democratica della Resistenza. Quando i militanti di Lotta Studentesca, organizzazione legata a Forza Nuova, contestano il partigiano venuto a parlare in un Liceo romano con il cartello "Papà castoro raccontaci una storia", questa è la storia da raccontare.
(Ai castori provvederanno con la consueta misura e gentilezza loro, giacché i partigiani, quelli comunisti, alla meglio possono portare la vecchia talpa...)

6 commenti:

  1. Sottoscrivo tutto. Dei fasci al liceo romano, mi sconcerta il cartello "Papà castoro raccontaci una storia". Ha un'ironia da striscione da stadio; un'ironia che però funziona.

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  2. In questa sede non vengono pubblicati commenti che usano espressioni come "sudiciume resistentista".
    Blogger, WordPress, FB, Twitter offrono strumenti gratuiti adatti alla diffusione di queste considerazioni.
    Il mio blog no.

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    1. E che nessuno mi venga a dire che cucire la bocca ad un fascio sia antidemocratico.

      +1.

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    2. Tu hai scritto questo post.
      Tu hai letto il mio messaggio.

      Che me ne frega essere pubblicato? A me interessava risponderti. Il resto sono tuoi problemi.

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  3. Bravo jumpin!, democratici si ma no fino a questo punto.

    ANTIFA SEMPRE

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  4. davvero un bel pezzo, è un piacere sapere che c'è in giro chi sa pensare e scrivere così!l'abulia intellettuale dilaga purtroppo, bisogna resistere anche a questo.

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